L’amore rende liberi

In questo piccolo spazio di riflessione mi piacerebbe ragionare su cosa ci fa stare bene in amore.
Quante volte abbiamo sentito canzoni d’amore struggenti? Quante volte abbiamo visto film in cui pare che il “vero amore” abbia un prezzo e che richieda di sacrificarsi per l’altro? Ma è poi vero che bisogna soffrire, altrimenti quello che viviamo non è il vero amore?
La scelta di “modelli” d’amore che talvolta non ci fanno stare bene può essere legata a modelli culturali appresi sin da piccoli e a carenze emotive nelle fasi molto precoci della nostra vita.
In tutte le relazioni possono esserci momenti di incomprensione, situazioni che gestiamo in maniera maldestra. In un momento di rabbia può capitarci di dire qualcosa che non intendiamo veramente dire. È importante cercare di non arrivare a quei livelli di rabbia e semmai interrompere la discussione finché entrambe le parti si trovano in una condizione di maggior calma, in modo da poterla affrontare serenamente.
Se i momenti di nervosismo in cui “perdiamo il controllo” capitano raramente, vuol dire che ci stiamo impegnando ad affrontare i momenti di incomprensione nel miglior modo possibile. Se invece gli episodi di nervosismo si ripetono, è opportuno fare qualche riflessione. Tali situazioni infatti incidono sul benessere emotivo di entrambe le parti – sia di chi alza il tono della voce e dice magari cose spiacevoli, sia di chi sta zitto senza reagire. Perciò, anche per tutelare la vita di coppia, è opportuno chiedere un aiuto professionale per affrontare le proprie emozioni difficili.
Quando in una relazione di coppia si presentano situazioni complesse da gestire, sarebbe bene chiedersi «Cosa ha veramente fatto l’altro? Come ho reagito io?» senza per questo farsi carico di tutto quanto non va. Atteggiamenti estremi, che vanno dal rifuggire ogni responsabilità per non affrontare le proprie difficoltà, ad un’eccessiva assunzione di responsabilità, non fanno bene prima di tutto a noi stessi, e non ci permettono di avere relazioni più equilibrate.
Quello che definiamo “amore” può anche diventare la nostra prigione. Infatti, quando in una relazione ci sentiamo controllati, criticati, costantemente “da meno”, quando non ce la sentiamo più di uscire con gli amici, di coltivare i nostri interessi, di frequentare le persone e gli eventi che desideriamo, perché non vogliamo “sottrarre del tempo” al partner, o ci sentiamo assaliti dall’ansia e dai sensi di colpa se lo facciamo, non siamo più così liberi.
Avere una sola persona come punto di riferimento per tutti i nostri bisogni può creare un senso di vuoto e rendere piatta la nostra vita, e può caricare oltremodo di aspettative la persona che ci sta a fianco. Pretendere che l’altro abbia solo noi come punto di riferimento, che rinunci ai suoi interessi e amicizie, è una restrizione della libertà dell’altro. L’amore è un gioco di equilibri dove si cerca l’armonia. Se manca la reciprocità, l’accettazione incondizionata, un sentimento di fiducia nei confronti dell’altro, la relazione può complicarsi e i vissuti negativi influenzano la percezione che abbiamo di noi stessi.
Può l’amore renderci liberi?

Sì. Quando si è in relazione con un partner che ci ascolta, ci accetta, e ci apprezza per quello che siamo, possiamo sentirci liberi. Quando un partner esprime le proprie difficoltà e il proprio disappunto, ma lo fa con sensibilità e delicatezza, senza intaccare la nostra sicurezza personale, possiamo sentirci liberi. Quando a nostra volta possiamo esprimere le nostre idee, la nostra contrarietà o insoddisfazione, senza per questo avere paura che il partner ci abbandoni, possiamo sentirci liberi.
Dobbiamo però essere consapevoli che tutto ciò non dipende solo dall’altro, ma anche da noi stessi. Noi siamo i primi ad approvarci o disapprovarci, a criticarci o a permettere a noi stessi di elogiarci. Ognuno di noi fa i conti il proprio giudice interiore. Siamo noi per primi a considerarci o meno degni d’amore, di affetto, di accettazione.
Una persona che ho seguito e che aveva vissuto una relazione caratterizzata da un forte grado di dipendenza, finita la quale si era sentita come “svuotata”, mi ha detto: «Ora penso di meritarmi di essere amata perché esisto, non per quello che faccio». Dovremmo ricordarci che siamo meritevoli di amore solo perché esistiamo.
Per poter essere felici nelle relazioni dobbiamo prima di tutto essere felici con noi stessi.
Faccio fatica a vedere la coppia come composta da due metà di una mela, preferisco
l’immagine di due mele intere che scelgono di stare vicine.
Voi cosa ne pensate?