Una cosa che noto molto spesso è che tutt* tendiamo ad avere la critica facile nei confronti degli altri, che siano dei perfetti sconosciuti, bambini, amici, parenti o genitori.
Può capitare che quei difetti che vediamo negli altri, siano il riflesso di alcune nostre caratteristiche con cui siamo in conflitto, e tendiamo a sottolinearli negli altri come per distanziarcene; altre volte non riusciamo a tollerare le diversità, poiché sono un qualcosa che non riusciamo ad incasellare e quindi ci fa paura.
La mente lavora economizzando sulle risorse, quindi è più semplice categorizzare ed incasellare e ci aiuta ad avere una maggiore efficienza. Però a volte, in questo modo, si può andare incontro a conclusioni affrettate, a scapito di apertura e nuove conoscenze.
Le etichette che usiamo per catalogare gli altri, le usiamo anche nei nostri confronti e finiamo per convincerci di essere fatti in una determinata maniera, ci diciamo di essere disordinat*, impazient*, di non essere in grado di fare qualcosa. E delle volte queste etichette finiscono per porci dei limiti.
Possiamo imparare ad abbracciare quelli che vediamo come nostri difetti, ed iniziare ad accettarli e comprenderne il vero significato. Così potremo aprirci a nuove possibilità. Si potrebbe cominciare con dirci: «delle volte sono un po’ disordinat*»; «a volte mi capita di essere impaziente»; «in questo momento faccio fatica a fare questa cosa», in modo da evitare di assolutizzare alcune tendenze e da lasciarci uno spiraglio per alternative nuove.
Quanto bene ci farebbe stare e quanto avremmo bisogno di dire a noi stessi : «Sei stat* brav*, sei stat* coraggios*, hai fatto quello che potevi fare e va bene così, stavolta non ti sei impegnat* la prossima puoi fare di meglio» e lasciarci in pace per le cose in cui in un determinato momento, in un determinato modo, non siamo stati “brav*”.
Quando invece rivolgiamo delle critiche agli altri, sarebbe il caso di fermarci un momento, e chiederci qual è l’utilità di quello che stiamo per dire per noi e per l’altr* e, solo se pensiamo che la cosa possa essere di aiuto e tenendo in considerazione la sensibilità dell’altr*, esprimere il nostro punto di vista.
«Guarda quella donna, il modo in cui si è vestita non è adatto per la sua età, per il suo fisico…»;
«Hai sentito come ha parlato quello lì?»
Questi esempi, che possiamo trovare nella vita di tutti i giorni, ci possono aiutare a riflettere su quanto ognuno di noi abbia dentro di sé una vocina sempre pronta a criticare tanto gli altri che noi stessi. Ci guardiamo dal di fuori e ci critichiamo per le abilità che non abbiamo, ci confrontiamo con gli altri e ci consideriamo inferiori (tanto c’è sempre qualcuno più bravo di noi a fare qualcosa), non sufficientemente bravi, non sufficientemente intelligenti…
A cosa ci serve osservarci continuamente e trovarci dei difetti? Ci aiuta a crescere e migliorare o al contrario ci blocca ancora di più, «tanto non sarò mai così brav*»?
Giudicare le cose, le storie di vita, le gioie e sofferenze che non conosciamo può solo far dei danni, sia a chi subisce i giudizi sia a noi. Potremo trovarci in una situazione di grande imbarazzo quando scopriamo come stanno le cose dietro le quinte.
Non possiamo sapere tutto della vita di tutti e non dobbiamo nemmeno farlo. Ognuno di noi ha i suoi piccoli segreti o cose che non vorrebbe condividere con gli altri. Abbiamo il diritto di avere una nostra piccola cassetta dove custodiamo alcune cose che possiamo guardare solo noi o facciamo vedere solo a poche persone di cui ci fidiamo.
Come sarebbe la nostra vita se ci esercitassimo a criticare e giudicare di meno e ad apprezzare e complimentarci di più con noi stessi e con gli altri?
I complimenti sono gratuiti.
Quante volte da bambini ci sarebbe piaciuto sentirci dire che abbiamo fatto bene una cosa, anche se non era perfetta? Quanto avremmo preferito sentire un apprezzamento anziché essere continuamente corretti? Sarebbe bello crescere con un buon equilibrio tra critiche costruttive e apprezzamenti giusti al momento giusto.
Potremmo riflettere su quanto sarebbe d’aiuto, per le persone che ci stanno accanto, se qualche volta ricordassimo loro quanto siano belle, preziose per noi e quanto bene ci abbia fatto un loro gesto, abbraccio, sorriso.
Si potrebbe iniziare oggi stesso, provando a fare un apprezzamento ai nostri bambini, ai nostri cari o anche ad un estraneo, per vedere il sorriso che si guadagna
Buona prova!